Banksy: un artista di strada da un milione di dollari

Banksy, l’artista senza nome che dipinge i muri del mondo con le sue opere di strada, dopo aver già raggiunto un successo planetario, sta diventando famoso non tanto per i messaggi che vuole lanciare ma per il valore delle sue esclusive opere.

Nel 2010 è stati inserito da Time fra i cento personaggi più influenti del pianeta, insieme a Barack Obama e Steve Jobs.

Banksy con i suoi murales in cui denuncia la guerra in Siria e il dramma dei migranti che scappano dal Medio Oriente, racconta l’amore ai tempi dello smartphone e la privacy rosicchiata dalla sorveglianza tecnologica.

Dalla strada ai social, è ormai percepito come una sorta di “Robin Hood” che dipinge in nome dei grandi ideali e poi fugge geloso di un anonimato che non ha fatto che accrescere la sua fama.

Oltre al valore di quelli che in molti casi sono manifesti politici con sfumature poetiche, Banksy fa una sintesi di temi e strumenti contemporanei, segue l’attualità come un pubblicitario e fa un’efficacissima guerrilla marketing; tenendo vive certe proteste no global girando il mondo in un tempo in cui il movimento non funziona più.

Forse però più precisamente è uno dei pochi che sa tradurre lo scontento per ciò che non va, con disegni perfetti per un post. Oggi  la sua arte vale e delle sue proteste sui muri si fa borghesemente moneta.

Secondo la sua visione «C’è un nuovo pubblico là fuori, e non è mai stato più facile vendere arte come adesso. Ora non devi andare all’università, trascinarti appresso il portfolio, scrivere ad altezzose gallerie o dormire con qualche potente, tutto quello di cui hai bisogno sono poche idee e una buona connessione internet. È la prima volta che il mondo dell’arte, finora essenzialmente borghese, appartiene al popolo. Abbiamo bisogno che sia questo a valere».